giovedì 12 maggio 2016

IL MIO PEREGRINARE


Non è finito ancora il mio peregrinare...

ho sempre valige pronte da riempire
e da svuotare,
ostelli sconosciuti da abitare.

Stanze squallide e disadorne
m'accolgono con la brezza dell'ovest
che la notte la luna mai riesce a rischiarare.
I miei giorni
non hanno fiori d'annaffiare.

Vivo da nomade,
lontani i giorni stabili  e stanziali
quasi da non percepirne più il sentore,
solo un vecchio organetto
col suo suono familiare 
mi fa ritrovare ogni tanto
la vera essenza del mio essere reale.

Mi chiedo quale sarà il porto 
del mio perenne mare
in cui finalmente potrò
ormeggiare la mia nave...


Grazia Denaro
Tutti i diritti riservati
legge 633/ 1941









6 commenti:

  1. Un andirivieni continuo, della vita, in attesa d'un traguardo adeguato
    che possa ospitare un animo vagabondo....
    Originalissima, questa tua, felice sera e un abbraccio, poetessa,silvia

    RispondiElimina
  2. Grazie per aver apprezzato i miei versi Silvia, serena serata ed un abbraccio Grazia!

    RispondiElimina
  3. una bellissima metafora bella ed apprezzata un peregrinare in attesa di un posto sicuro...versi eleganti e ben stilati elogio alla poetessa

    RispondiElimina
  4. Grazie del tuo gradito commento, felice di trovarti qui fra i miei versi. Un grande abbraccio mia cara amica, Grazia.

    RispondiElimina
  5. Apprezzata lirica di un animo inquieto, vagabondo, una bella metafora della vita se vogliamo, perchè la vita è anche questo: viaggio, pellegrinaggio,alla ricerca di un porto sicuro dove ormeggiare. Molto bella, versi musicali e armonici, complimenti. Ciao Stefania

    RispondiElimina
  6. Grazie del tuo essere qui tra i miei versi cara Stefania, un caro saluto e un abbraccio Grazia!

    RispondiElimina